Categorie di Font: Sans, Sans Serif e le Sottocategorie [Guida Completa]

Ogni font è unico ed è dunque importante suddividere i font in base alle loro caratteristiche.

In questa guida vi spiegheremo tutto ciò che c’è da sapere sulle diverse tipologie di font, quindi cominciamo:

Divisione primaria: Serif e Sans Serif (detti anche: graziati e bastoni)

Durante i corsi di grafica le prime lezioni sono sono solitamente incentrate sulla divisione primaria dei font: Serif e i Sans Serif (termini di origine francese che significano “con grazie” e “senza grazie”).

In italiano i caratteri Serif e Sans Serif sono rispettivamente chiamati: graziati e bastoni.

Compresa la prima grande divisione si prosegue con le sottocategorie.

Le grazie in un Font: cosa sono?

The Difference Between Serif and Sans Serif Fonts

Serif vuol dire Grazia e cioè gli allunghi, in direzione ortogonale, che posti agli estremi del carattere hanno l’obiettivo di conferire allo stesso un tocco elegante.

Le grazie traggono la loro origine dal carattere lapidario romano; esso è un tipo di scrittura del periodo latino dove le Grazie erano scelte proprio per la loro accentuata funzionalità di incisione su pietra.

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Sottocategorie di Serif (o graziati)

La storia della tipografia ha registrato lo sviluppo di altri generi di Font Serif (o graziati) e cioè le sottocategorie.

L’evoluzione e lo sviluppo di nuove forme di sottocategoria andavano, naturalmente, di pari passo con il periodo storico; ciò è dato sia dagli strumenti impiegati nonché dalle mode come anche le tendenze in auge del periodo.

Dunque, anche i caratteri tipografici sono soggetti all’evoluzione storica.

La divisione dei Font Serif è organizzata in 4 generi; vediamoli:

Old Style (Veneziani o Umanisti e Garald o Romani antichi)

Credits to Mightydeal.com and Alterdeco Studio

Seguendo l’ordine cronologico della nascita delle sottocategorie troviamo l’Old Style; esso raggruppa ulteriori sottocategorie:

Centaur (Venziano e/O umanisti)
Garald (Romani e Garamond)

Ciò che caratterizza L’Old Style, a livello grafico e visivo, è l’equilibrio di spessore dei caratteri; però ha un colore scuro molto intenso dovuto dall’inchiostro di stampa che, in occasione nelle vecchie tecniche di stampa, veniva addensato di proposito.

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Slab Serif o Egiziani

Con la successiva diffusione delle nuove tecniche di stampa i font hanno avuto un incremento di caratteri.: nascono gli Slab Serif (detti Egiziani o Squares Serif o Mechanical e ancora Mécanes).

La scelta di denominarli Egiziani ha una motivazione molto semplice: alla loro iniziale comparsa (circa i primi del 1800) il mondo egizio faceva tendenza; ciò era dato dalla pubblicazione nel 1809 del Description de l’Égypt grazie a Napoleone in occasione delle sue spedizioni esplorative.

Dunque, le tipografie raccolsero l’onda di tendenza egizia e chiamarono Egizi i caratteri.

Bodoni o Didoniani (o Romani moderni)

A cavallo fra il 1700 e 1800 compaiono i Bodoni; in Francia e Inghilterra sono anche chiamati Didoniani; ma in generali questo specifico Font è detto ROMANO MODERNO.

La caratteristica dei Font Bodoni è che continua la cultura della ricerca geometrica iniziata dai Font standard nonché dal Baskerville; essi hanno una marcatura molto accentuata sia nei tratti orizzontali che verticali ma, in contrasto, hanno Grazie piuttosto sottili andando a generare angoli retti in concomitanza delle aste.

Transizionali

Il padre dei Transizionali è il Baskerville nel 1757; è una tipologia che raccoglie font molto conosciuti e usati come, per esempio, il Times New Roman come anche il Cheltenham oppure il Georgia.

La caratteristica dei font Transizionali è l’impronta Illuminista di un ordine severo e rigido; infatti si evidenzia la tendenza di discostarsi dall’impronta manuale per arrivare a un tratto grafico curato e preciso.

Essi sono chiamati così poiché la loro comparsa storica è collocata fra i Romani Antichi e i Romani Moderni.

Dunque una fase di transizione che evidenzia forme di maggiore geometricità, ulteriore contrasto fra le aste verticali e orizzontali e dalle Grazie che sono piatte nonché una verticalità sugli allineamenti negli occhielli.

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In seguito alla digitalizzazione della grafica e, dunque, passando da un impiego esclusivo a pochi a un uso pressoché di tutti, ognuno di noi attraverso un PC prende confidenza e si diverte con i numerosi caratteri presenti nella tendina.

Chissà quante volte abbiamo fatto calare la tendina dei Font in cerca del giusto carattere per digitare un semplice testo, una mail, una tesi, una ricerca scolastica o chissà che altro!

Dunque, osservando la tendina dei Font, notiamo tantissimi caratteri profondamente diversi tra loro; viene naturale dedurre che sono così diversi per un discorso di originalità.

Invece, ora sappiamo che la loro diversità è data dall’appartenenza di nascita in una epoca piuttosto che in un’altra determinando precisi tratti grafici dati da mode, tendenze, tecnologie.

Per capirci: i font “bastoni” (caratterizzati dall’assenza di Grazie, ma lo vediamo nel paragrafo subito qui sotto) erano pressoché inesistenti fino a un secolo fa!

Come anche fra i Font Graziati vi sono categorie (che andremo a vedere tra pochissimo) che devono la loro estetica proprio al periodo storico.

Categorie di Sans Serif o bastoni

Come per il paragrafo precedente anche per i Font senza Grazie è necessario fare un passo indietro nella storia per capire come sono nati, evoluti.

Credits to Mario e Luna

Anzitutto, la regola generale è che non sono sempre caratterizzati da una cura estetica; questo particolare è stato predominante fin dalle origini.

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In italiano i Sans Serif sono chiamati caratteri a bastoni (o lineari) nascendo in Inghilterra nel corso del 1800.

La loro comparsa è parallela ai Fonti egiziani e tutti e due avevano lo stesso fine, ovvero: pubblicità, industria e distinzione.

Dunque per una forma comunicativa differenziale e che lasciasse un segno.

All’inizio, infatti, vi era confusione sui Sans Serif; difatti hanno avuto diversi nomi: Egiziani, Grotesque, Gotici.

Una cosa certa è che l’origine effettivo del nome Sans Serif risale al tipografo Vincent Figgins; sempre a lui è riconducibile la nascita del Font Slab Serif nel 1815: l’antique.

Sans Serif Grotteschi

Essi nascono alla fine del secolo Diciannovesimo e il primo ventennio del Ventesimo secolo con il nome Grotesque (Grotteschi).

Credits to Font Fabric

Ciò è dovuto dalla corrispondenza italiana del termine “grottesco”; infatti questa parola era impiegata per specificare proprio un qualcosa che era mostruoso o, addirittura, aberrante: il riferimento era, quindi, di un qualcosa di assenza civile, primitivo, delle grotte per l’appunto.

Insomma, un parere alquanto favorevole…

Ma vediamo le altre caratteristiche di questi caratteri che, come abbiamo capito, sono sgraziati.

La maggioranza dei caratteri grotteschi sono caratterizzati dalla G maiuscola con uno spuntone a forma di freccia; la g minuscola, invece, ha l’occhiello inferiore che la caratterizza mentre la R ha la gamba curva.

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Queste osservazioni non sono però valide per il Franklin Gothic. Vedi l’esempio qui sotto.

Ulteriore caratteristica è l’asse verticale dei caratteri di forma severa, squadrata; mentre il consueto contrasto visivo è assente o poco rilevante.

Geometrici

Tra il 1920 e il 1930 a pari passo dei Sans Serif “Neo-Tradizionalisti” (per capirci il Gill Sans o il Johnston Sans) compaiono i Sans Serif Geometrici.

Merito del boom artistico per merito delle scuole del Bauhaus nonché a movimenti dal carattere culturale molto influente come, per esempio, il De Stijl olandese.

Fra tutti i caratteri Geometrici il più famoso di tutti, a tutt’oggi molto apprezzato, e quello del teutonico Paul Renner: il Futura. Vediamolo di seguito:

Il carattere Futura nasce nel’28 e viene considerato il fondatore di tutti i caratteri Sans Serif Geometrici; il futura si basa, infatti, sul cerchio, il triangolo e, naturalmente, il quadrato.

Dunque prende origine dalle basi della geometria lasciando ampio spazio di sviluppo per i caratteri successivi.

Neo-Grotteschi

I Neo-Grotteschi sono i font con le stesse peculiarità dei loro predecessori della fine dell’800 con la sola differenza che hanno visto il loro sviluppo subito dopo il secondo conflitto mondiale; rispondendo alla nuova tendenza storica essi, dunque, sono nati per esigenza del graphic design nonché per la sfera digitale che ha iniziato a prendere piede sempre con più forza.

Per capirci: l’Univers e l’Helvetica (tutti e due del 1950 nonché svizzeri).

La distinzione dai Grotteschi fin’ora conosciuti sono dati da dettagli come, per esempio, uno spiccato accento geometrico, la g minuscola priva di occhiello nella parte bassa nonché variazioni di peso-struttura dentro un unico gruppo di font.

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Storia della tipografia: accenni

Se guardiamo nel dizionario vediamo che la definizione di Tipografia afferma che:

essa è l’insieme del lavoro e delle regole di stampa attraverso l’impiego di caratteri mobili messi in rilievo sottoposti al processo di bagnatura in inchiostro e applicati successivamente su carta bianca.

Questa affermazione di tipografia ti appare vecchia?

Considera che la tipografia attuale appartiene al 15°secolo: 1456, invenzione della stampa a caratteri mobili per cura di Johann Gutenberg; il metodo di stampa del 1456 prevedeva, in sostanza, l’allineamento di caratteri in metallo singoli (preparati prima) fino a formare una pagina.

Dopodiché essi venivano bagnati con l’inchiostro e, infine, pressati sul foglio.

La diffusione del primo macchinario di stampa fu a macchia d’inchiostro coinvolgendo tutta l’Europa per ben 4 secoli: fino al 1814.

Cosa avvenne in questo anno? Il londinese Friedrich Koenig da vita alla seconda macchina tipografica!

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Essa era a meccanismo piano-cilindrico, che grazie alla forza del vapore, la velocità di stampa raggiunse una velocità di 3 volte maggiore alla macchina precedente.

Sul processo innovativo della stampa nel corso del tempo l’ideazione dei macchinari Linotype e Monotype (rispettivamente: 1886 e 1894) sono un traguardo degno di nota: infatti assistiamo alla nascita di macchine capaci di comporre in autonomia la stampa tipografica.

Dunque la stampa viene velocizzata ancora di più!

La tipografia digitalizzata

Proseguendo il cammino storico della tipografia è solo nel 1985 che vediamo un balzo in avanti drastico: in questo anno vi è la prima e vera forma digitalizzata della tipografia.

C’erano solo poche aziende capaci di farlo, vediamole:

Aldus, Adobe nonché la Apple sono le realtà pionieristiche che hanno trasportato la tipografia nella dimensione digitale.

Questo balzo in avanti prende il nome di “Desktop revolution” (Keith Tam – Digital typography: a primer).

Cosa ha inciso nell’ambito tecnologico/tipografico? Presto detto:

  • Adobe: codice PostScript;
  • Aldus PageMaker: primo programma di impaginazione digitalizzato;
  • Apple Macintosh: prima stampante laser economica a 300 dpi

Il lavoro di questi 3 programmi consentirono l’impaginazione su un’unica pagina.

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Alessia T.

Ciao, io sono Alessia e faccio parte del team di Grafica-Facile.com! Ho una grande passione per il design e, avendo molta esperienza nel settore, ho deciso di partecipare in questo bellissimo progetto per condividere il mio sapere sul graphic e web design.

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